Corriere del Veneto | 25 maggio 2013

CITTADELLA. LE MURA RITROVATE

COMPLETATO IL RESTAURO DELLA CINTA. LE FORTEZZE CHIEDONO IL TIMBRO UNESCO.
RISALENTI AL 1200. LA CINTA MURARIA DI CITTADELLA IN PROVINCIA DI PADOVA. È STATO RECENTEMENTE COMPLETATO UN RESTAURO DURATO 15 ANNI.

Di Renato Piva, dal “Corriere del Veneto” del 25 maggio 2013

“Non dobbiamo solo restaurare il passato ma anche interpretare i suoi sogni”. Usa le parole di Theodor Adorno, l’architetto Patrizia Valle. Così spiega il senso di un restauro che, dopo 15 anni, riconsegna per intero a Cittadella la sua corona di mura medievali. Non è il “com’era, dov’era”, perché alla pietra, in alcuni punti, ora si sposa la contemporaneità del vetro hi-tech. È comunque la fine di un lungo percorso, che fa della piccola città appartenuta al “Terribile”Romano d’Ezzelino prima, a Cangrande della Scala, Roberto Sanseverino e ancora Pandolfo Malatesta poi, una delle gemme più brillanti di un patrimonio di bellezza che il terzo secolo dopo l’anno mille ha lasciato in eredità al Veneto tutto. Una regione che, con il suo mantello di storia antica, di architetture che sono paesaggio dalla prima all’ultima pietra, ora tenta di aprire le porte ad un futuro diverso dal passato recente e da un modello in crisi, fatto di capannoni e fabbriche, comunque benedetti anche oltre eccessi ed errori, per il benessere sparso a piene mani. Convegni, notti bianche, rievocazioni medievali. Dall’1 all’9 giugno Cittadella festeggia se stessa, celebrando un progetto “che ne ha fatto l’unica città murata italiana con un camminamento di ronda interamente percorribile”, dice il sindaco Giuseppe Pan ( da Monteriggioni, Siena, confermano: il camminamento è intero ma non tutto percorribile). Che, stavolta come presidente dell’associazione delle 38 città murate venete, annuncia l’avvio “di un percorso che, con Verona come nucleo centrale, speriamo possa portare al riconoscimento delle nostre città murate come patrimonio dell’Unesco”. Si guarda avanti, senza dimenticare che Cittadella non è sola. Che a mezz’ora di bicicletta, le mura della gemella-rivale Castelfranco, figlia duecentesca del comune di Treviso, terminata appena un anno prima della nemica padovana, hanno ferite profonde, in minima parte sanata dall’impegno recente. E come tacere di Monselice, i piedi della Rocca che franano sotto il peso del maltempo e dell’incuria, il sindaco Francesco Lunghi che arriva a proporre ai privati la gestione in autonomia del simbolo cittadino, purchè si investa per salvarlo. E se le città murate sono”dono” e ricordo di una storia fatta di rivalità e guerre, di lotta per la terra e il potere lungo gli assi del Papato e dell’Impero, delle ostilità tra Comuni e Signorie familiari, per mettere a frutto quel dono ora serve l’opposto: concordia, alleanze di scala, politica. “Avete avuto coraggio di investire sul futuro e coraggio di sognare”. È l’applauso di Marino Zorzato, vicepresidente del Veneto, al sindaco Pan e al predecessore, Massimo Bitonci. “Il vostro sogno ha trasformato Cittadella. Vent’anni fa era una città morta, ora è piena di giovani. Cultura e turismo come concetti economici e territorio, quindi paesaggio come motore di sviluppo: avete anticipato concetti ora nella testa di tutti, ma che allora pochi praticavano”. Il “nastro” in pietra di Marostica, i bastioni di Montagnana, il castello di Conegliano, Castelvecchio e il castello scaligero a Verona, Malcesine cantata dal “viaggiatore solitario” Goethe. Este, Treviso, Vicenza. .. Cosa manca perché un turista straniero possa riferirsi al Veneto come alla Loira? “In questo campo- ancora Zorzato, delega al Turismo- abbiamo fatto grandi passi in avanti. Il progetto Venezia Nordest 2019, per la capitale europea della cultura, ha come slogan”un territorio per capitale”. Credo e spero che, anche a prescindere dall’assegnazione, quello potrà essere la risposta alla sua domanda”.

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